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ICSA - Interventi Conservativi Storico Artistici

1997-1998 Arco della Pace

1997-arco-della-paceRestauro del paramento lapideo dell’Arco della Pace a Milano

Committente: Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Soprintendenza ai Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano
Progettista: Arch. Sylvia Richini Ponticelli
Restauri a cura di ICSA
Anno: 1997-98

Iniziato nel 1807 su progetto di Luigi Cagnola, si rifà alla tipologia dell'Arco a tre fornici. Con l'avvento di Napoleone si deliberò di nominare l'opera "Arco della Pace" in ricordo della pace europea del 1815. Alla morte del Cagnola l'opera fu compiuta e inaugurata il 10 settembre 1838 in occasione dell'incoronazione di Ferdinando I, Re del Regno Lombardo-Veneto. L'arco è costruito in Granito di Baveno con rivestimento in marmo di Crevola d'Ossola appositamente scelto dal Cagnola. I due prospetti sono ritmati da quattro grosse colonne corinzie scanalate. L'attico è sormontato da una Sestiga della Pace, in bronzo, di Abbondio Sangiorgio e da 4 Vittorie a cavallo, una per angolo, di Giovanni Putti. Sopra la trabeazione vi sono le raffigurazioni dei quattro fiumi principali del Lombardo-Veneto: il Po e il Ticino, l'Adige e il Tagliamento. Sulle fronti e sui lati vi è una ricca decorazione plastica in tipico stile neoclassico. Fin dalle prime indagini, uno dei degradi più evidenti era la fessurazione dei marmi, provocata da venature congenite, le quali non sono state considerate come un difetto. Fessure con presenza di mica avevano facilitato il distacco di interi blocchi di marmo. L'altro grosso problema era la trasformazione in gesso di molte parti del marmo; oltre alla presenza di una serie di croste nere di varia natura e spessore. Sia le croste nere che le trasformazioni in gesso erano presenti sulla cornice, sul fregio e sui capitelli. (foto dei particolari). Prima di affrontare l'intervento di restauro si è effettuata un'attenta rimozione a secco dei depositi superficiali incoerenti e della vegetazione infestante. Dopo la rilevazione del degrado e lo studio delle metodologie d'intervento più adatte al caso, si è passati alla fase del preconsolidamento scegliendo di utilizzare un impacco di carbonato di ammonio e idrato di bario, previa velinatura con carta giapponese, al fine di consolidare le parti in marmo decorate, come da prescrizioni dettate dalla Sovrintendenza B.B.A.A. Le parti con grosse problematiche di distacco sono state prefissate con opportune resine, mentre i frammenti e le fessure più piccole sono state riempite con stuccature a base di calce. Due importanti parti scultoree sono state fissate, prima di qualsiasi altro intervento, con perni, in quanto si trovavano in uno stato di equilibrio precario. La fase di pulitura, su parti in marmo, è stata eseguita con il metodo a nebulizzazione mediante un impianto munito di appositi ugelli al fine di rimuovere i depositi superficiali solubili in acqua. Le superfici circostanti l'area trattata sono state protette approntando un sistema di raccolta e deflusso delle acque di scarico. Le incrostazioni più tenaci e più aderenti alle superfici in marmo sono state pulite applicando degli impacchi a base di carbonato di ammonio in soluzione satura. Nel frattempo è stata controllata la quantità di sali solubili presenti nel marmo, eliminando i residui con l'applicazione di compresse assorbenti di polpa di cellulosa e acqua demineralizzata. La parte di monumento interessata dall'intervento di restauro è stata stuccata in tutte le sue lesioni e micro-fessurazioni con malta avente legante di calce idraulica, sabbia e polvere di marmo, previa accurata pulizia delle parti da stuccare. Questo intervento è di vitale importanza per salvaguardare le superfici da ulteriori attacchi atmosferici, soprattutto data la natura geologica del marmo oggetto d'intervento. La microsigillatura è stata fatta anche in zone polverizzate cercando di favorire l'unione dei cristalli cosi da creare una superficie il più possibile compatta. Il metodo di consolidamento, noto come "metodo Ferroni", è stato analizzato attentamente svolgendo ricerche e consultando opportune documentazioni, in quanto si trattava di un metodo poco sperimentato e mai effettuato su vasta scala. Tale metodo, basato sulla riconversione del solfato di calcio (gesso) in carbonato di bario, è stato effettuato su tutte le superfici dell'opera oggetto d'intervento. Le formule chimiche alla base del metodo Ferroni sono le seguenti:

formula

Oltre all'edificio sono state restaurate anche le parti decorative in bronzo collocate al di sopra dell'attico. Non è stato effettuato il classico metodo di protezione (in accordo con la Sovrintendenza B.B.A.A.) in quanto l'intervento al bario per essere efficace esige un tempo lungo (almeno un anno), per permettere la trasformazione del carbonato di calcio in carbonato di bario reagendo con l'anidride carbonica presente nell'aria; per cui si è preferito lasciare reagire unicamente questo composto. L'intervento è tuttora tenuto sotto controllo, per valutare il grado di qualità e la validità del medesimo. Questa verifica è di vitale importanza per approntare successivi interventi sullo stesso edificio o su altri edifici con rivestimento in marmo. La nostra ditta si è prodigata per curare tutte le fasi del restauro, in quanto si è trattato di un caso complesso data la molteplicità delle patologie riscontrate e la conseguente scelta delle metodologie d'intervento più adeguate ad ogni fenomeno di degrado rilevato. Attualmente, per valutare il grado di qualità e la validità dell'intervento, è stata effettuata una serie di carotature in punti strategici, le quali sono state inviate, per le analisi, al Centro Gino Bozza di Milano. La ditta ritiene opportuno seguire, almeno come interesse professionale, i futuri interventi e le relative metodologie applicati a quest'opera per poterle trasferire su manufatti aventi caratteristiche analoghe.

 

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