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ICSA - Interventi Conservativi Storico Artistici

1995-1996 Chiesa della Madonnina in Prato

1995-chiesa-della-madonnina-in-pratoRestauro degli affreschi della Chiesa della Madonnina in Prato a Biumo Inferiore, Varese (VA)

Committente: Parrocchia di Biumo Inferiore, Varese
Progettista: Arch. Marco Giani
Restauri a cura di ICSA
Anno: 1995-1996

Le prime notizie riguardanti questa chiesa si ritrovano in un documento, depositato all'Archivio della Curia Arcivescovile di Milano, che risale al 1567. L'edificio, prima di questa data, aveva pianta a croce greca, mancava della facciata, del portico e del campanile. La sacrestia era di dimensioni ridotte rispetto a quella attuale, il cui ampliamento risale al 1742. Attualmente presenta una pianta a croce latina, comprendente la vecchia chiesa tardo quattrocentesca con gli ampliamenti effettuati negli anni successivi. L'entrata principale è volta verso un ampio incrocio che ne permette una visione totale. La chiesa è costituita da un'unica navata con volta a botte; il transetto è formato da due cappelle laterali sostenute da pilastri. Il coro precede l'altare maggiore e nella parte terminale di questo vi è la zona absidale. L'approccio più corretto, in una chiesa dove sono avvenuti degli interventi di restauro è quello di effettuare una serie d'indagini conoscitive, la prima delle quali è quella stratigrafica con saggi eseguiti su malte rifatte e nelle sovrapposizioni coloristiche. Successivamente sono state eseguite indagini con radiazioni ultraviolette per la verifica dei ritocchi e delle presenze di leganti e fissativi di materia grassa. Lungo la navata e in alcune zone del tetto del tiburio e della cupola, in passato sono avvenute notevoli infiltrazioni di acqua dal tetto, che hanno causato danni e distacchi, l'intervento di conservazione è partito da un'asportazione dei sali solubili e della riadesione degli intonaci , tramite iniezioni di prodotto consolidante con la preventiva asportazione delle malte e delle stuccature soprammesse. Una delle problematiche affrontate è stata quella dell'asportazione delle ridipinture eseguite da un decoratore di nome Pinzauti nel 1928, il quale aveva notevolmente appesantito le pitture, soprattutto quelle del 700 , inventando anche delle aggiunte e modifiche, alcune delle quali già asportate dallo stesso su direttive della Soprintendenza. Molte di quelle ridipinture erano ancora presenti e l'asportazione è stata lenta e difficoltosa in quanto occorreva asportare i rifacimenti, eseguiti principalmente a tempera, senza danneggiare le pitture originali, degradate e in buona parte coperte da rasature a stucco. Il cambiamento è notevole, le pitture settecentesche hanno riacquistato la loro freschezza i colori e le loro sfumature danno l'originario effetto illusorio. Le piccole lacune e le crepe sono state stuccate con malta a base di calce e sabbia, mentre le malte asportate sono state reintegrate con polvere di marmo e calce, intonate alla cromia generale. Sull'interno ciclo di affreschi, specie quello all'interno del catino absidale nelle zone con presenza di solfatazioni, sono stati applicati degli impacchi di acqua deionizzata e polpa di carta, interponendo un foglio di carta giapponese, in modo da favorire la risalita sulla superficie esterna dei sali solubili e quindi permettere la loro asportazione. Il consolidamento della pellicola pittorica è stato reso possibile dall'utilizzo del metodo al bario, che consiste nell'applicazione di impacchi di polpa di carta per tenere in sospensione l'idrossido di bario. Questo composto viene trasformato dall'anidride carbonica in un forte legante (bario carbonato), il quale va a riempire i vuoti lasciati dalla solfatazione, ricementando le parti sollevate. Lo strato originale ad affresco è stato ripulito con leggeri impacchi di bicarbonato di ammonio ed polpa di carta (ARBOCEL) con l'aggiunta di un biocida (DESOGEN). Nelle piccole zone il ritocco è stato eseguito tramite leggere velature e a "rigatino" con prodotti ad acquerello. Nelle grosse abrasioni invece sono state eseguite delle velature sottotono. Si sono inoltre evidenziate alcune tracce dell'impianto quattrocentesco della Chiesa con affreschi di Santi, visibili solo avvicinandosi all'altare maggiore, perché semi nascosti dal cornicione. Un altro efficace intervento è stato eseguito sugli altari lignei, coperti da ridipinture nerastre ottocentesche, dai quali sono riemerse splendide dorature e lacche. Anche le tele della pala e dei paliotti sono state restaurate nel nostro laboratorio con ottimi risultati di conservazione e di risultanza cromatica. Con questo intervento, oltre all'eliminazione delle cause di degrado, si è ridato una migliore lettura alle splendide pitture dipinte dal famoso Pittore Alberto Busca nel 1667. Il risultato è di sicuro evidente e valorizza un edificio del quale Biumo e Varese possono vantare di possedere.

 

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