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ICSA - Interventi Conservativi Storico Artistici

1986 Oratorio di San Vincenzo

1986-oratorio-di-san-vincenzoRestauro del ciclo di affreschi dell’Oratorio di San Vincenzo a Sesto Calende (VA)

Committente: Pro Loco di Sesto Calende (VA)
Progettista: Arch. Enrico Buzzi
Restauri a cura di: ICSA
Anno: 1986

Con la semplicità tipica delle cappelle rurali, l'Oratorio di S. Vincenzo, ad unica navata, rappresenta con la sua abside dall'aspetto originario, un elemento interessante dell'architettura romanica varesina. Costruito nel XI secolo, esso sorge in un'area di particolare valore archeologico. Nel 1978, contemporaneamente alle indagini archeologiche sul sito, iniziarono i lavori di restauro conservativo dell'Oratorio di S. Vincenzo, che si protrassero fino al 1987 e interessarono sia la struttura architettonica, che gli affreschi cinquecenteschi all'interno dell'abside e lungo le pareti laterali della navata. Durante il restauro dei dipinti furono rinvenute importanti notizie storico-artistiche, grazie alla scoperta di alcune scritte, tra cui il nome del probabile autore "Antonio de Mozis", la data di esecuzione "1506 die .2.X" e il nome del committente "Hoc opus fecit fieri Dom. Antonius Cagnola". L'intervento di restauro conservativo sugli affreschi é stato preceduto da un'analisi visiva come primo approccio al problema. Successivamente fu eseguito un rilievo grafico delle zone di distacco degli strati, per documentare lo stato di conservazione degli affreschi prima dell'intervento, e tutta una serie di puntuali indagini e analisi di laboratorio che hanno consentito di conoscere con precisione le tecniche di esecuzione, la natura dei materiali impiegati, le cause del degrado, lo stato dell'ambiente e delle condizioni microclimatiche delle pareti di supporto: analisi stratigrafiche, ricerche sugli intonaci, analisi termoigronometriche, campionatura e analisi dei prelievi dei casi di rischio, analisi microstratografica e composizione di pigmenti. Le efflorescenze saline vennero asportate superficialmente con un pennello asciutto e, più in profondità, ricorrendo ad impacchi di polpa di carta umida per sciogliere i sali e assorbirli. Durante la fase di consolidamento degli affreschi furono adottate diverse tecniche di intervento. Nei buchi già esistenti e in altri praticati dove era assente la pellicola pittorica fu iniettato un consolidante a base di emulsione acrilica. Le aree con abbondanti distacchi, furono cautelativamente puntellate, proteggendo la superficie pittorica con "carta riso" e "tessuto non tessuto", aggiungendo nel consolidante del carbonato di calcio. Nelle zone dell'intonachino, con scarsa coesione, si procedette con un trattamento ad impregnazione di acqua di calce a più riprese. Al termine dei consolidamenti, la fase di pulitura dei dipinti fu preceduta dall'applicazione di un impacco con composto di bicarbonato di ammonio e biocida a largo spettro, tenuto in sospensione dalla polpa di carta, per eliminare anche gli eccessi delle polveri e dei depositi estranei, evitando una rapida evaporazione mediante l'uso di laminati alluminici in foglio. Calcolando un tempo di reazione di circa cinque minuti, non si eccedeva nella pulitura lasciando, così, la patina naturale ai dipinti. Dalle analisi effettuate fu confermato che il biodegradamento presente nelle parti basse della muratura, dove maggiore era la presenza di umidità, era causato dalla presenza di una piccola concentrazione di muschi. Questi furono asportati con bisturi e la zona fu trattata con cloruro di zinco in soluzione acquosa con percentuali variabili tra l'1,5 e il 2%. Anche l'asportazione degli scialbi di calce, presenti soprattutto sull'affresco di S. Rocco sulla parete sinistra, venne eseguita con un bisturi e con impacchi di AB 57, miscela chimica (I.C.R.) In base alla zona e allo stato di degrado presente, sono state utilizzate due diverse tecniche di consolidamento superficiale: in presenza di solfati la superficie pittorica é stata trattata con il metodo ad idrossido di bario, mentre in presenza di distacchi della pellicola pittorica mediante impregnazione di acqua di calce. I buchi e le microfratture furono stuccate con malte a base di calce e resine acriliche; le stuccature delle lacune più profonde furono eseguite con un primo impasto di calce, sabbia e cocciopesto; mentre per le rifiniture si stese una malta con una composizione studiata in base agli intonaci originali, anch'essi conservati e analizzati. Infine, dopo un attento esame, si scelse di intervenire con un tipo di ritocco pittorico, tramite leggere velature ad acquerello (Winsor&Newton) e con il metodo a "rigatino", in grado di abbassare la tonalità delle piccole mancanze di colore che creavano confusione e scarsa leggibilità. Il restauro conservativo degli affreschi dell'Oratorio di S. Vincenzo si presenta, oggi, come esempio emblematico di intervento professionale e qualificato, diffuso negli anni '80. La professionalità dell'intervento é legata tanto all'utilizzo di specifiche indagini e ricerche di laboratorio necessarie a definire con precisione le cause del degrado e di conseguenza le più opportune modalità d'intervento, quanto all'importante valore documentaristico conferito all'operazione di restauro, grazie al dettagliato rilievo grafico preliminare eseguito per i prospetti e per ogni affresco. La qualità é legata, naturalmente, sia alla adeguatezza dei metodi di conservazione utilizzati, sia all'efficace lavoro di confronto e di collaborazione, svolto tra storico dell'arte, archeologo, restauratore e architetto. Tuttavia, i valori qualitativi e professionali caratteristici dell'intervento sull'Oratorio di S.Vincenzo, presuppongono, da parte di ogni professionista, una spiccata sensibilità e una profonda responsabilità morale verso il valore storico-artistico intrinseco dell'opera. Entrambe, sensibilità e responsabilità, costituiscono il sottile, ma indispensabile, filo conduttore di ogni valido intervento di restauro.

 

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